giovedì 31 gennaio 2013

D-JANGO


non è che vorrei smenarla sul fatto che è un film sopravvalutato.
ma è un film sopravvalutato.
e questo è quanto.
del resto si può fare anche il citazionista, di tanto in tanto, se non si hanno idee migliori.
ma se vuoi fare il regista di culto, un minimo di contenuto dovresti pur metterlo.
giusto perché una ridicola e scialba apparizione di franco nero non sia stata vana.
l'unico commento vagamente ragionato che ho sentito sul film, peraltro privo di ogni stimolo intellettuale, diceva che django narra le vicissitudini di un eroe di altri tempi.
d'accordo.
se non fosse che django non è un eroe.
django è il machiavelli del west che, pur di ricongiungersi con sua moglie negra, se ne sbatte degli altri negri.
succede quindi, non troppo a sorpresa, che il vero ed unico eroe del film risulti essere l'attore austriaco tanto di moda per il suo accento bizzarro.

se proprio uno vuole cercare un minimo di sostanza deve aspettare il dialogo sulla sudditanza psicologica dei negri da parte del cattivino di caprio, espresso sulla base di presunti studi frenologici.
di fatto il negro django dimostra di essere un cacasotto mentre il bianco austriaco ha un moto d'orgorglio a costo della propria vita.
se c'è una morale in questo film, in cui il vero cattivo è un negro che odia i negri, potrebbe quindi essere che tarantino crede che i negri siano inferiori.
ma questo è un pensiero che non si può imputare ad un regista di culto.
per cui l'unica altra possibilità è che il film non abbia alcuna morale.
e tenuto conto che non ha nemmeno alcuna storia, non può che essere un film sopravvalutato.