lunedì 31 gennaio 2011

A PROPOSITO DI TETTE


per spiegare la preferenza che accordo alle tette grosse bisogna tornare un po' indietro nella mia vita.

una volta avevo una ragazza, claudia, e vivevamo felicemente assieme.
abitavamo in un appartamento in centro e tutto sembrava filare liscio come l'olio.
poi però, un giorno, il nostro rapporto andò in frantumi per colpa delle sue tette.

a me lei piaceva, intendiamoci, anche con la sua "terza coppa c".
delle tette senza infamia e senza lode, per così dire.
non poteva competere con sua sorella deborah e la sua quinta abbondante, ma faceva comunque la sua porca figura.
e mi sollazzavo parecchio, su quelle poppe ben tornite.
però, ad un certo punto, le sue tette cominciarono a non bastarmi più.
in pratica non erano più sufficienti per farmelo diventare duro.
per contro, invece, le tette di sua sorella mi pulsavano nelle tempie ogni giorno sempre più forte.
non passava giorno in cui non pensassi alle tettone della sorella adagiate sul nostro divano.
fu così che diventò una vera e propria ossessione.
le vedevo dappertutto.
e così decisi che volevo trastullarmi anche io su due tette così.
ad ogni costo.

pertanto escogitai un piano.

un giorno che la mia ragazza era fuori casa chiamai deborah con una scusa.
la feci accomodare sulla poltrona più comoda del salone e le preparai un the.
quando fu completamente a proprio agio, e dopo aver intessuto inverosimili lodi nei confronti del suo telefilm preferito "sex and the city" al solo scopo di addolcirla, mi rivolsi a lei con la voce tenue e delicata che si usa quando si sussurrano parole d'amore all'oggetto del proprio desiderio.
le dissi di quanto le volevo bene, e di quanto la trovassi affascinante.
le spiegai che mi piaceva in quanto donna, ma soprattutto che la trovavo irresistibile in quanto medico.

aspettai di vedere un segno di interesse nei suoi occhi e, quando sembravano ormai umidi di felicità grazie alla dolcezza delle mie parole, le presi il viso la tra mani e, sempre sussurrando, le chiesi se poteva procurarmi estrogeni e progesterone.

lei sembrò non badare molto alla stranezza della mia richiesta e, sebbene attendesse probabilmente un diverso epilogo della mia dichiarazione, promise di procurarmi nel giro di una settimana quanto le avevo chiesto.
unica condizione: voleva sapere il perché.
dissi la prima cosa che mi venne in mente: "sono un collezionista di fialette".
e nonostante lì per lì mi sembrasse una cosa molto stupida da dirsi, lei non obiettò.
ed una settimana dopo ebbi quanto promesso.

così per un anno, tutte le sere, misi nel cibo della mia ragazza una fialetta di estrogeni ed una di progesterone.
ad ogni sorso, ad ogni cucchiaiata o forchettata che fosse, sentivo crescere quelle due poppe.
le sue tette stavano finalmente per lasciare l'anonimo campionato di serie b per entrare di diritto nella prima categoria (scusa alej...).

ok, ok.
lo so che è una cosa veramente bizzarra da farsi.
voglio dire: a che serve mettere il progesterone? lo sanno tutti che il progesterone serve solo per la produzione del latte, e non per l'aumento di volume della mammella.
ma io sono un perfezionista.
non posso farci nulla.

e fin qui tutto bene.
però constatai presto che, mentre il suo seno cresceva a vista d'occhio, inspiegabilmente, e altrettando rapidamente, diminuiva il mio desiderio sessuale.
malgrado avessi di fronte a me quelle poppe incredibili, provavo ogni giorno un senso acuto di stanchezza.
nel giro di tre mesi non riuscii più a fare sesso con lei.
mi addormentavo all'istante non appena la mia testa si appoggiava al cuscino.
"tanto lavoro per nulla", pensai una sera, addormentandomi verso le 20 con l'immagine di quelle poppe ormai giunte a maturazione ben stampata sulla cornea.

entro breve fui così stanco da non riuscire più ad andare nemmeno al lavoro.
la sola e unica attività che riuscivo ancora a svolgere era quella di mettere estrogeni e progesterone nel cibo di claudia ed attendere pazientemente che quello stato di apatia scomparisse, per permettermi di gustare l'ambito premio.
fu in una di quelle giornate che passavo in casa tra il dormiveglia e lo stato vigile che mi accorsi di qualcosa di strano.
mentre cercavo un dvd porno che potesse in qualche modo combattere il torpore esistenziale che mi attanagliava, scoprii un cassetto contenente pacchi e pacchi di sonniferi.
tutti quei sonniferi in casa mia...
e come c'erano arrivati?
deborah: quella troia! ecco la spiegazione di tutto.

mi misi in macchina in pigiama e mi diressi di corsa verso casa sua, tenendo aperto l'unico occhio che ancora rispondeva ai miei comandi.
fortunatamente la porta era aperta.
la trovai distesa sul divano che si godeva come niente fosse un episodio di battlestar galactica.
ero talmente disgustato per la vista di quel telefilm del cazzo che non mi soffermai neanche a notare che si stava masturbando con un vibratore a forma di astronave.
"deborah, brutta figlia di puttana!", esordii.
"che c'è sgrad?", rispose con noncuranza e senza troppa sorpresa nel vedermi gesticolare dinoccolato in pigiama.
"è un anno che non faccio altro che dormire, brutta troia, sai niente di queste?", urlai.
e lasciai cadere sul tappeto, con un gesto molto teatrale, due o tre scatole di sonniferi.
"certo, le ho date io a claudia. sono per la sua collezione di compresse".
"la sua collezione di cosa? dico sei scema? ma ti pare che una possa fare collezione di compresse?"
"beh, se uno fa collezione di fialette non vedo proprio perché un'altra non potrebbe collezionare compresse..."
"figlia di puttana, quella stronza di tua sorella me le metteva di nascosto nella cena! ed ecco il risultato! è un anno che non vivo più! è un anno che non scopo più!"
"certo, coglione, che credi? che non le avrei raccontato della tua stronzata degli estrogeni? povero scemo. abbiamo orchestrato tutto di comune accordo. abbiamo lasciato che tu le mettessi gli estrogeni nel cibo perché.... beh... è ovvio perché. hai visto che razza di bocce si ritrova adesso? te invece... abbiamo deciso di renderti semplicemente innocuo. e poi a lei piace farsi scopare da altri mentre suo marito è a letto che dorme. ognuno ha le proprie perversioni. a te piacciono le tette grosse e a me, invece, piace battlestar galactica. che ci vuoi fare..."
"cioè vuoi dire che per tutto questo tempo lei scopava nel nostro letto matrimoniale mentre io dormivo accanto a lei ignaro di tutto?"
"direi che è più o meno questa è la versione corretta dell'intera faccenda. e ora togliti dal cazzo, che c'è la scena della bionda col vestito rosso che al solo vederla mi si ravviva il grilletto".

rimasi lì con una faccia inebetita a fissarla per un tempo indefinito.
potè durare cinque minuti.
o un'ora.
non saprei dirlo con esattezza.
sentivo solo un mormorio lontano di qualcuno che godeva.
un senso di nausea venire dallo stomaco.
e un ronzio profondo con variazione di velocità.
poi nulla più.


sabato 22 gennaio 2011

IO NON SO SE SIA VERO...


ma se è vero, l'invenzione di internet, a confronto, verrà considerata alla stregua di una sorpresa per bambini contenuta in un ovetto kinder.


domenica 16 gennaio 2011

CAMPAGNA ANTI OBESI by Sgradevole





oliviero toscani: sei avvisato.

lunedì 10 gennaio 2011

LE DONNE NON AMANO I PORNO


l'esperienza mi ha insegnato che le donne non amano i porno.
e, in particolare, che se ne parli.
ecco le 5 cose che ho scoperto non bisogna mai dire ad una donna, frutto di un'operosa ricerca su quello che si può dire e quello che non si può dire.

al quinto posto:
ho guardato un film porno, una volta, con degli amici. così, giusto per farci due risate.

al quarto posto:
guardo spesso dei film porno. da solo.

al terzo posto.
meglio un porno a casa che sex and the city al cinema.

al secondo posto
che belle scarpe. ne ho visto un paio uguali in un film porno.

al primo posto assoluto
sai che assomigli a quell'attrice... com'è che si chiama? kate... kate... quella che fa il fisting anale, per intenderci!

lunedì 3 gennaio 2011

BOOBS


una volta che mi trovai a passare per praga, scoprii l'esistenza di hooters.
stavo passeggiando all'ora di pranzo quando il mio sguardo fu attirato magicamente dall'immagine di un panino impressa su un cartellone pubblicitario. oppure dalle sei fighette con faccia da porcelle  attorno al panino. non ricordo con esattezza.
ricordo però che il panino si trovava al centro, e faceva bella mostra di sé assieme alle ragazze in shorts che lo indicavano ammiccanti.
pensando che si trattasse di una pubblicità nata al solo scopo di attirare l'attenzione, considerato che avevo una fame boia, e conscio del fatto che normalmente una foto di figa mi induce a fare cose stupide a prezzi fuori mercato, decisi di entrare a dare un'occhiata.
invece il bello di hooters è che funziona proprio come nella pubblicità.
infatti è una normale paninoteca a metà tra un mcdonald ed un autogrill, con la differenza che le cameriere sono giovani, fiche e generalmente poco vestite.

in genere trattasi di studentesse che decidono di mantenersi agli studi senza andare a fare le puttane nei locali del centro.
il che è strano per una città come praga, considerato che la prostituzione è probabilmente la prima fonte di reddito.
talmente strano che le ragazze di hooters-praga, proprio per il lavoro che svolgono, sono apprezzate dalla comunità intera per il rigore morale che le contraddistingue.
insomma, dicevo...
la cosa carina, se così vogliamo intenderla, consiste nel fatto che le ragazze vengono addestrate per intrattenere amichevolmente il cliente, che di norma è un maschio, in maniera tale da fargli credere che il proprio scopo nella vita è servirgli le patate fritte.
per cui sono gentilissime, si siedono al tavolo assieme a te mentre ordini (così puoi ammirare meglio la mercanzia più da vicino) e, cosa più importante, firmano il conto con un cuoricino.



il cuoricino certifica il fatto che sono felici che tu sia lì con loro.
il cuoricino, inoltre, mette bene in evidenza che la mancia non è inclusa nel totale.
inutile dire che "felicità della ragazza" e "mancia" sono strettamente correlate tra loro.
ma si sa come sono fatte le donne.
anche se non fanno le puttane in centro.

che poi le ragazze sono tutte carine, intendiamoci.
anche se, in genere, la caposala ha un vestitino di colore diverso e guadagna più delle altre.
lei, infatti, è il punto di riferimento di tutte le cameriere. ed è da lei che prendono ordini.
come fa una normale cameriera a diventare caposala e svolgere un ruolo così delicato ed importante?
beh, non saprei dirlo. anche se coincide sempre con quella che ha le tette più grosse.

ovviamente, essendo un locale ad uso e consumo dei maschi, tutte le tv sono sintonizzate su canali di sport.
tranne quel giorno.
ad un certo punto, infatti, non si sa per quale motivo, il canale è saltato andando a posizionarsi su historic channel.
per buoni cinque minuti gli schermi al plasma da un milione di colori hanno inondato le sale con immagini in bianco e nero della seconda guerra mondiale.
corpi abbandonati sulle strade.
città distrutte.
disperazione.
un soldato americano, accucciato, dà una pistola in mano ad una bambina.
lei gioca con l'arma senza rendersi conto di cosa sia.
il soldato ride.
è l'ultima immagine che ricordo.
poi la bionda caposala si accorge del dramma in corso ed interviene a cambiare prontamente il canale.
e riappare di nuovo football americano.

menomale.

distolgo lo sguardo dal monitor e lo dirigo alle mie spalle.
la bionda caposala con le tette più grosse di tutte passa davanti alla porta della cucina.
è aperta.
anche in cucina ci lavorano delle donne.
sono tutte bionde caposala.
di trent'anni prima.
ormai gli shorts non gli entrano più.
e se anche si sedessero al mio tavolo, le tette scomparirebbero sotto il piano di legno, da quanto sono cadenti.
hanno la pelle segnata dal tempo.
e dall'olio fritto che respirano tutti i giorni.
da trent'anni.
da quando non si elevano più al ruolo di "caposala con le tette più grosse".
loro non odiano le giovani sostitute.
glielo leggo negli occhi.
è solo questione di tempo.
e poi anche per loro non ci saranno più laute mance ad attenderle.
e tutti i conti verranno pareggiati.
e non ci saranno cuoricini che tengano.
le ex caposala si adombrano un poco.
ripensano a quel giorno di trent'anni fa, quando scelsero di non battere nei lussuosi club del centro.
e, forse, a pensarci oggi, non fu affatto una buona idea.


buon appetito.