giovedì 22 aprile 2010

COFFEE BREAK


mi fermo a parlare con un collega.
non mi va bene un cazzo di niente di quello che ha scritto nel documento che ha preparato.
ho necessità di apportare delle modifiche.
gli leggo le mie note a matita sul foglio a4 spiegazzato che estraggo prontamente dalla tasca dei pantaloni.
lui non mi guarda nemmeno.
mi fa "si" con la testa e muove svogliatamente il mouse come per dirmi di lasciarlo in pace, che ha da pensare ai cazzi propri.
non ha proprio voglia di ascoltarmi.
glielo leggo in faccia.
non gliene frega un cazzo di fare ste modifiche.
insisto un poco.
mi sforzo per essere più incisivo.
niente.
dai, guardami figlio di troia!
continuo a parlare ma mi rendo conto che anche la mia mente sta pensando ad altro.
la mia fantasia viene come rapita da immagini sensuali.
lo guardo ancora. ma la mia mente percepisce solo corpi impegnati in giochi erotici arditi.
mi concentro su di lui.
ma immagino solo sudore e amplessi.
cazzo, che mi succede?
lui non mi guarda nemmeno.
ma io ho queste immagini nel cervello, ormai.
devo farle uscire, devo farle uscire.
meccanicamente ripeto a pappagallo tutto il mio disappunto per quello che ha scritto.
proprio come le tabelline che declami in versi quando ti operano in anestesia locale, e devi dire una stronzata qualunque ad alta voce per non pensare che ti stanno aprendo un arto con un pezzo di acciaio affilato.
ripeto, ripeto.
no, aspetta...
queste immagini non sono nel mio cervello.
le vedo proprio con la coda dell'occhio!
sono dietro di lui, riflesse nell'armadio a vetro che si trova alle sue spalle.
checcazzo! sta guardando un porno!
il figlio di troia!
smetto di parlare ed esco dalla stanza.
rientro dopo cinque minuti dalla porta a fianco.
nemmeno si accorge che ci sono.
mi fermo alle sue spalle sorseggiando un caffè.
una mulatta lo sta prendendo su per il culo da un nerboruto figlio di puttana.
beh, dai.
è una testa di cazzo.
ma almeno non è ricchione.
dopo un po' percepisce la mia presenza.
si gira distrattamente e mi dice: "a proposito volevo chiederti: volevi dirmi qualcosa sul documento?"
la tizia intanto si è inginocchiata davanti al nerboruto figlio di puttana.
"no, tutto ok", gli dico.
mi allontano con passo lento.
e intanto continuo a sorseggiare il mio caffè.

mercoledì 21 aprile 2010

ODI PROFANUM VULGUS ET ARCEO


sono un'amabile testa di cazzo.

domenica 18 aprile 2010

WEB 2.0 IS DEAD RELOADED

dici che sono meglio le poste, che esattamente come internet ti garantiscono esclusivamente il fatto che il destinatario riceva la lettera, ma a differenza dell'e-mail, ti costano un botto e arrivano in 20 giorni quando va bene? Se il destinatario è idiota, non esiste mezzo di comunicazione perfetto. A meno di mandare una lettera con un piccione viaggiatore educato anche a beccare in testa il destinatario se non capisce cosa c'è scritto nella lettera.


si caro amico. è esattamente ciò che intendo.
il costo della missiva, inteso come somma dell'esborso monetario necessario all'operazione e tempo impiegato per scrivere la lettera, è direttamente proporzionale alla qualità della comunicazione.
e ciò vale sia per il mittente che per il ricevente.
al giorno d'oggi un quadro aziendale medio riceve dalle 20 alle 30 mail al giorno.
senza contare i filmati porno degli amici.
un dirigente arriva anche ad un centinaio.
metà non le apre nemmeno.
ciò dipende essenzialmente dalla velocità con cui ci siamo abituati ad inoltrare le comunicazioni tramite posta elettronica.
in ciò siamo inoltre agevolati dalla constatazione che se ci siamo dimenticati qualcosa basta aggiungerlo nella mail successiva.
e, con scioltezza, inseriamo un po' di nomi in copia conoscenza perchè tanto è meglio che lo sappia qualcuno in più che qualcuno in meno. vero?
una letterina seria, invece, la devi sudare qualche ora.
devi usare una carta intestata ufficiale.
se la devi mandare a sei riceventi non basta aggiungerli in CC:.
devi fare sei originali e magari anche qualche minuta.
la protocolli in un registro ufficiale.
inoltre, sapendo che ci mette una settimana ad arrivare, ci pensi due volte prima di scrivere cazzate.
chi la riceve, soprattutto se la lettera è accompagnata da un bell'avviso di ritorno (che ha valore legale), se la legge con molta più attenzione, stai sicuro.
ed il numero di lettere al giorno passa magicamente da 40 a 2.

sabato 17 aprile 2010

WEB 2.0 IS DEAD


già, perchè mandare una mail ti sembra una cosa semplice.
povero illuso.
come se il tuo interlocutore dovesse essere perfettamente allineato sulla tua lunghezza d'onda.
ed è per questo che inoltri fiducioso mail di lavoro senza porti troppe domande.
solo che, dopo due minuti, lui ti richiama e ti dice: "non vedo niente, vedo solo la tua mail in cui dici che mi giri un allegato."
sgradevole: "ma hai letto l'allegato?".
collega: "quale allegato?"
sgradevole: "non hai detto che c'è scritto nella mail di guardare un allegato?"
collega: "si."
sgradevole: "lo hai letto?"
collega: "no."
sgradevole: "c'è qualcosa che posso fare per liberarti dal demonio?"
collega: "in che senso?"

poi però mi sono posto delle domande. il problema non poteva risiedere nella mia mail scritta male?
e così l'ho riletta.
no, la mail era più che chiara.
è proprio il sistema che non funziona.
internet non vale un cazzo.
altrimenti non mi sarebbe arrivato un messaggio che vanifica a priori qualunque sforzo presente, passato e futuro:

"Nota: questa Ricevuta di ritorno attesta solamente che il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario. Non c'è pertanto alcuna garanzia che il destinatario abbia letto o compreso il suo contenuto."